

173. Le classi dirigenti africane.

Da: Y. Bnot, Classi e nazioni, in Il mondo contemporaneo, quarto,
Storia dell'Africa, La Nuova Italia, Firenze, 1980.

Vari fattori hanno rallentato lo sviluppo economico e sociale dei
paesi africani decolonizzati, ostacolando, di fatto, il
conseguimento di una effettiva indipendenza e favorendo invece
l'instaurarsi, in varie forme, del neocolonialismo; uno dei
principali  stata l'assenza di una classe dirigente
autenticamente nazionale. I motivi per cui quest'ultima ha tardato
a formarsi sono analizzati nel seguente passo dallo storico
francese Yves Bnot, che evidenzia anche le differenze a tale
proposito esistenti fra i vari paesi africani, generalmente
determinate dall'atteggiamento tenuto dalle diverse potenze
coloniali.


Tutti i dirigenti politici dell'Africa nera, da Nouakchott a
Tananarive [dalla capitale della Mauritania, sulla costa
atlantica, alla capitale del Madagascar], sono stati e sono
ancora, per definizione, degli uomini e delle donne in grado di
utilizzare e padroneggiare le due grandi lingue ufficiali della
colonizzazione: il francese e l'inglese. Dal momento per che le
possibilit di accesso alle lingue e alla cultura occidentali
erano state organizzate e soprattutto limitate dalla dominazione
coloniale, questi dirigenti appartengono in realt a una esigua
minoranza della popolazione colonizzata. Il possesso della lingua
straniera si presenta agli occhi delle societ africane
colonizzate come un segno di superiorit, il marchio di una
differenziazione, anche se non si tratta ancora di una differenza
di classe. Contemporaneamente per, l'uso della lingua ufficiale
prima e dopo l'indipendenza, secondo alcuni permetterebbe di
superare, negare o cancellare le particolarit locali, etniche o
linguistiche; in francese o in inglese (anche in latino, in
qualche caso), i dirigenti africani parlano s immediatamente, in
nome delle rispettive nazioni, ma vanno anche al di l di questo.
Molto significativo appare il caso dei deputati africani al
parlamento francese tra il 1945 e il 1958: eletti dai rispettivi
territori [...], tutti intervengono pi in nome del popolo
africano che dei loro elettori avoriani, senegalesi, ciadiani. In
un certo senso sono i loro discorsi a costituire gi la nazione
ancora in formazione, che non possedeva una propria unit
linguistica.
D'altra parte il privilegio linguistico e culturale di questi
gruppi dirigenti significa anche che essi provengono da quella
minoranza di personale esecutivo di cui il capitalismo occidentale
ha avuto bisogno per sfruttare l'Africa. A partire dalla scuola
degli ostaggi di Faidherbe nell'Africa di dominazione francese e
da quelle delle missioni inglesi nell'Africa occidentale e
orientale, si  sviluppato il lavoro necessario ad assicurare
all'occupante gli intermediari locali nei suoi rapporti con la
popolazione dominata: interpreti, capi locali, poliziotti,
funzionari subalterni, impiegati di imprese commerciali, pi tardi
di alcuni sottufficiali o ufficiali, maestri e insegnanti, qualche
sacerdote; in compenso, pochissimi ingegneri e tecnici. I
dirigenti politici del movimento nazionale, e in molti casi anche
di quello sindacale, provengono appunto da quella fascia sociale
numericamente abbastanza ristretta, che la colonizzazione ha
interposto tra i suoi amministratori, militari e uomini d'affari,
e l'insieme della popolazione dominata. Da questo punto di vista
non appare esservi continuit tra i leaders della lotta armata al
momento della conquista coloniale o delle successive rivolte, e
quelli del movimento nazionale del dopoguerra. Questi ultimi sono
il prodotto di un insediamento coloniale che si rivolta contro i
suoi artefici. Dar loro, come si  fatto, la qualifica di
intellettualit  un modo di esprimersi che ha il grave
inconveniente di ricacciare nell'ombra le forme culturali proprie
dei popoli africani. In realt quei dirigenti sono stati, in
origine, un elemento subalterno della sola classe moderna
pienamente formata e cosciente dell'Africa coloniale: la classe
legata al capitale straniero; alla lunga essi non potevano pi
accettare la propria situazione di inferiorit e, per uscirne, non
avevano altra scelta che intervenire in nome delle nazioni
africane, o della nazione africana, negate dal colonizzatore.
Non sono, tuttavia, completamente omogenei: nell'Africa di
dominazione francese essi sono prevalentemente funzionari di una
colonizzazione che non tollerava la formazione di una borghesia
africana, anche esigua; Senghor [Lopold Sdar Senghor, presidente
del Senegal]  insegnante, Tour [Sekou Tour, presidente della
Guinea] impiegato alle poste e poi del tesoro, Noumi [Felix
Noumi, esponente del movimento anticoloniale denominato Union des
populations du Camerun], nel Camerun,  medico. Ma Houphouet-
Boigny  [Felix Houphouet-Boigny, presidente della Costa d'Avorio]
 gi diverso: in quanto medico africano appartiene allo stesso
gruppo dei primi; come piantatore, per, fa parte di quella
borghesia rurale che la dominazione coloniale frena nel suo
sviluppo, ma che non sempre  riuscita a distruggere
completamente.
Tutto questo  ancora pi evidente in altri paesi, sottoposti alla
dominazione inglese: negli anni 1947-1953, fanno la loro comparsa
alcuni uomini d'affari in Costa d'Oro e in Nigeria (Azikiwe e
Awolowo), che si sentono soffocati dal quadro coloniale. Presso
Nkrumah [Kwame Nkrumah, presidente del Ghana], universitario ma
che non aveva mai lavorato alle dipendenze dei colonizzatori,
troviamo uno di questi piccoli imprenditori, Gbedemah, che rester
fino al l961 uno dei suoi principali assistenti. Anche in Kenya,
colonia di popolamento bianca, un uomo come Oginga Odinga ha
tentato di lanciarsi nel commercio nel periodo della
colonizzazione. In compenso niente di tutto ci accade nel Congo
belga, dove il potere coloniale giudica di non aver bisogno n di
universitari, n di sostituti locali del capitalismo, ma solo di
piccolissimi funzionari o impiegati. Nel complesso  possibile
notare una divaricazione fra i dirigenti o responsabili politici
emersi dalla ristretta fascia di intellettuali salariati di cui la
colonizzazione ha avuto bisogno, e quelli che provengono da una
piccola borghesia in senso proprio, rurale, commerciale, o di
piccoli imprenditori, che si  affermata in alcuni territori
colonizzati, seppur entro limiti ristretti. Le diverse sfumature
di interessi che possono esistere tra queste due fasce sfociano in
esiti analoghi, al di l delle differenze di vocabolario e di
stile: l'una e l'altra, possono conquistare una condizione
egemonica in Africa solo facendosi portavoce dell'intera nazione,
allo stesso modo che entrambe hanno bisogno, per assicurarsela, di
negare o ridimensionare la portata delle differenziazioni sociali
interne alla societ africana.
